Aldo Moro. Lettere nel tempo

Aldo Moro. Lettere nel tempo

La mostra sarà inaugurata a Monte del Lago, Magione (Pg), il 7 settembre nell’ambito della VII edizione del Festival delle Corrispondenze
Trent’anni di lettere a Moro. Una mostra racconta le migliaia di lettere che persone da ogni parte del Paese hanno spedito dal 1978 al 2008 alla famiglia di Aldo Moro
In anteprima nazionale una selezione delle lettere originali arrivate alla famiglia Moro raccolte nella mostra-evento Aldo Moro. Lettere nel tempo. Dedicato a Moro anche il reading del giornalista Marco Damilano ela Lectio Magistralis di Miguel Gotor in programma il 9 settembre

Uno spaccato socio culturale e allo stesso tempo storico. Un fenomeno con pochi precedenti che racconta l’Italia, gli italiani e la profondità del rapporto del Paese con Aldo Moro. Oltre diecimila lettere spedite a Eleonora Chiavarelli, moglie e poi vedova dell’allora Presidente della DC, dai giorni immediatamente dopo il sequestro (16 marzo 1978) fino al 2008. Lettere raccolte e custodite dall’Archivio Flamigni che illustrano il rapporto degli italiani con Moro e con quello che ha rappresentato. Sono cittadini di ogni classe sociale e residenza; uomini, donne, bambini, operai, medici, insegnanti, persone semi analfabete o gente di Stato. C’è la lettera della vedova di Allende e quella del pensionato che intendeva esprimere la sua solidarietà e il suo dolore per una vicenda terribile e unica come quella del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro.

Una marea dilettere (e chissà quante non arrivarono a destinazione) che la vedova di Moro conservò in diversi faldoni apponendo la dicitura “Carteggio di solidarietà” senza mai renderle pubbliche. Alla morte di Eleonora, per volontà dei figli le lettere sono state depositate presso l’Archivio Flamigni affinché si provvedesse alla tutela e alla valorizzazione di questo prezioso tesoro.  Corrispondenze sorprendenti, perché svelano un forte senso di appartenenza di tanti anonimi cittadini a una comunità nazionale che va ben oltre la solidarietà a una figura istituzionale. Un fiume di parole che prende forma di missive, telegrammi, cartoline, disegni, fotografie, giornalini scolastici, piccoli pensieri spediti da un’Italia spaesata, preoccupata, ferita, ma ancora carica di passione e dignità civile. Interamente dedicata al grande statista, nell’anno in cui ricorrono i 40 anni dalla morte, la mostra di Monte del Lago – Magione (Pg), nell’ambito del Festival delle Corrispondenze (6-9 settembre) presenta la ricca e inedita collezione di lettere di solidarietà inviate da ogni angolo d’Italia alla famiglia Moro nei giorni della prigionia e successivamente nel corso degli anni. La mostra comprende una selezione delle lettere, alcunefoto che raccontano la vita di Moro, con molti inediti, conservate presso l’Archivio Flamigni; teche dedicate al “il Borghese”, settimanale fortemente avverso a Moro, con le foto e le vignette con cui per anni la destra bersagliò Moro; la riproduzione del Memoriale scritto nel carcere delle Brigate rosse (edito dalla Commissione parlamentare sul terrorismo e le stragi nel 1991); alcuni disegni con i quali bambini delle scuole elementari “interpretarono” il sequestro e l’omicidio.

Sempre dedicati alla memoria di Moro sono altri due appuntamenti del festival umbro: il reading del giornalista Marco Damilanodal titolo Che cosa ha perso l’Italia con la morte di Moro. Perché i fatti tragici del 1978 spiegano il nostro presente e il nostro futuro, e la Lectio Magistralis di Miguel Gotor, dal titolo Aldo Moro. Lettere dalla prigionia, in programma domenica 9 settembre. Un format unico, quello del Festival del Trasimeno, come non se ne vedono in giro per l’Italia, un borgo affascinante e tanti appuntamenti che spaziano dal talk show, agli spettacoli, passando per convegni, musica e approfondimenti storici. Al centro gli scambi epistolari di uomini e donne che hanno fatto la storia del Paese o che, attraverso le proprie corrispondenze, ci hanno lasciato testimonianze e vissuti indimenticabili. Un evento che si è costruito negli anni una veste unica e che riesce a miscelare in maniera inedita dibattito sull’attualità, analisi storica e sociologica e letteratura attraverso le corrispondenze reali o immaginarie, coinvolgendo tutti gli spazi del borgo.

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